| 04.07.2012 PATARCA: NESTA JR ALLA ROMA SOLO PER COLPA DELLA LAZIO L'ex responsabile del settore giovanile biancoceleste, presenta il baby che vestirà la maglia giallorossa «Dribbla come Di Canio e calcia come Di Vaio I giallorossi hanno fatto un affare: da Formello non si è mosso nessuno. Lo zio Alessandro lo portò con sè a Milano Quando rientrò sapeva fare i giochi di prestigio di Ronaldinho»
Cita Nils Liedholm, per dire che il campione si riconosce dal rumore che produce al tocco del pallone, anche da bambino. Volfango Patarca, una vita alla Lazio da responsabile del settore giovanile, giura su Gianmarco Nesta, classe 2000, un cognome ingombrante, quello dello zio Alessandro (che a due mesi dalla nascita del nipote vinceva il tricolore nella Capitale...) e una storia bizzarra: dodici mesi fa ha effettuato uno stage organizzato dalla Lazio, quest’anno vestirà la maglia della Roma. Uno strano derby, nel quale, secondo Patarca, il club di Lotito non sarebbe neanche sceso in campo. Eppure il mentore non ha dubbi, «è stato un errore, perché il ragazzino (che tifa Milan... ndr) si farà».
Da dove proviene questa certezza?
«Dal fatto che l’ho visto crescere e ancora non so dire se sia destro o mancino. Calcia con una coordinazione straordinaria, è un attaccante esterno veloce e resistente. E negli allenamenti ha la rabbia dei grandi».
Non ha paura che tanta pubblicità possa bruciare il giovane?
«No, perché ora con Bruno Conti è in ottime mani. Ha l’età giusta per passare in un grande club come la Roma. La scelta dei giallorossi mi rende orgoglioso, loro hanno sempre fatto un ottimo lavoro con il settore giovanile, ma recandomi a Trigoria ho notato che con il cambio di proprietà si è dato nuovo impulso al settore».
Perché la Roma e non la Lazio?
«Dovreste chiederlo ad altri. Gianmarco giocava con me, nella Pro Calcio Sabina, la squadra di Fernando Nesta (il fratello di Alessandro). Lo portai l’estate scorsa a Soriano nel Cimino, per uno stage organizzato dai biancocelesti, che evidentemente non hanno creduto in lui. Ho perfino chiamato la Lazio, ma non sono mai riuscito a mettermi in contatto e nessuno mi ha mai richiamato. Del resto io per loro sembra che non esista più, dopo venticinque anni di servizio...».
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